Tag: James Gray

  • Cannes 2026 può cambiare il cinema dell’anno? I 7 film d’autore da tenere d’occhio

    Cannes 2026 può cambiare il cinema dell’anno? I 7 film d’autore da tenere d’occhio

    Cannes 2026 si presenta come una delle edizioni più autoriali e discusse degli ultimi anni, con una selezione ufficiale ricca di grandi registi e un’assenza italiana che fa rumore.

    Ogni anno Cannes prova a dirci dove sta andando il cinema. Alcune volte lo fa con il glamour, altre con i grandi nomi, altre ancora con una selezione che sembra quasi una dichiarazione di guerra al rumore del mainstream. Il Festival di Cannes 2026, in programma dal 12 al 23 maggio, sembra appartenere a quest’ultima categoria: una line-up fortemente autoriale, aggiornata ufficialmente il 23 aprile, con il ritorno di registi come Pedro Almodóvar, Asghar Farhadi, Ryûsuke Hamaguchi, Hirokazu Kore-eda, Paweł Pawlikowski, Cristian Mungiu e, tra gli ultimi ingressi, James Gray.

    La sensazione è chiara: Hollywood pesa meno, gli autori pesano di più. Reuters ha parlato apertamente di una selezione “arthouse-heavy”, mentre AP ha sottolineato come questa edizione sia guidata da un gruppo di autori internazionali fortissimi e da un concorso principale costruito più sul prestigio artistico che sull’effetto tappeto rosso. A presiedere la giuria sarà Park Chan-wook, primo regista coreano in questo ruolo a Cannes: un segnale ulteriore di quanto il festival voglia posizionarsi come spazio globale del cinema d’autore contemporaneo.

    La vera domanda, allora, non è solo quali film vinceranno. La vera domanda è questa: Cannes 2026 può davvero cambiare il cinema dell’anno? Guardando i titoli in corsa, la risposta è che potrebbe farlo eccome. Ecco i 7 film d’autore che, già oggi, sembrano i più interessanti da seguire.

    1. Amarga Navidad di Pedro Almodóvar

    Quando Pedro Almodóvar arriva a Cannes, non è mai soltanto un evento di festival: è un test sul suo presente artistico. Amarga Navidad è in concorso ufficiale ed è uno dei titoli più forti della selezione 2026. Il film era già uscito in Spagna il 20 marzo 2026, e diversi resoconti lo descrivono come un’opera segnata dall’autofiction, dal lutto e da una vena molto personale. Al centro c’è Elsa, una donna che dopo la morte della madre sprofonda nel lavoro e poi in un viaggio che mette in crisi il confine tra vita e narrazione.

    È uno di quei film da seguire non solo perché porta la firma di un maestro, ma perché potrebbe mostrare un Almodóvar ancora più scoperto, più vulnerabile, meno protetto dal puro stile. E quando un autore così importante decide di esporsi davvero, Cannes di solito ascolta.

    2. Paper Tiger di James Gray

    Tra gli aggiornamenti più rilevanti arrivati il 22 aprile c’è stato l’ingresso in concorso di Paper Tiger, nuovo film di James Gray. È uno degli inserimenti che cambiano la percezione della line-up, perché aggiunge un titolo americano di peso in una selezione dove gli studios statunitensi sono molto meno centrali del solito. Il film vede nel cast Adam Driver, Scarlett Johansson e Miles Teller, e Deadline lo presenta come il nuovo grande progetto di Gray, mentre altre schede lo descrivono come un crime drama su due fratelli trascinati in una promessa di successo che si rivela troppo bella per essere vera.

    È il classico titolo che può fare da ponte tra cinefilia dura e attenzione più ampia del pubblico. Se funzionerà davvero, potrebbe essere uno dei film di cui si parlerà per mesi.

    3. Fatherland di Paweł Pawlikowski

    Tra i titoli che danno subito l’idea di “grande cinema da festival”, Fatherland spicca senza fatica. AP lo descrive come un dramma della Guerra Fredda con Sandra Hüller, mentre Deadline precisa che il film è centrato sul rapporto tra Thomas Mann e la figlia Erika, in un viaggio attraverso la Germania del dopoguerra. Il progetto, inoltre, è stato realizzato in bianco e nero, richiamando immediatamente l’estetica rigorosa di Pawlikowski in Ida e Cold War.

    Sulla carta è uno dei candidati più seri a lasciare il segno: letteratura, memoria europea, identità politica, Sandra Hüller, e un autore che a Cannes sa sempre come imporsi. È difficile immaginare che passi inosservato.

    4. All of a Sudden di Ryûsuke Hamaguchi

    Il ritorno di Ryûsuke Hamaguchi è uno dei motivi per cui questa Cannes fa già battere il cuore a molti cinefili. AP lo segnala come il debutto in lingua francese del regista di Drive My Car, e i materiali circolati sul film parlano di una storia ambientata tra cura, fragilità e trasformazione umana, con Virginie Efira e Tao Okamoto al centro. Alcune anticipazioni descrivono il film come un incontro tra una direttrice di una struttura sanitaria e una drammaturga giapponese malata terminale, in un racconto che sembra puntare su empatia, resistenza e umanità.

    Se Hamaguchi ritroverà qui la profondità emotiva e la precisione morale dei suoi film migliori, questo potrebbe diventare uno dei titoli più amati dell’intero festival.

    5. Sheep in the Box di Hirokazu Kore-eda

    Cannes 2026 sembra voler tenere insieme tradizione autoriale e apertura a nuovi immaginari, e Sheep in the Box è forse il caso più interessante in questo senso. AP lo segnala tra i ritorni più importanti dei precedenti vincitori della Palma, mentre fonti di settore descrivono il film come un’opera sci-fi ambientata nel prossimo futuro, in cui una coppia accoglie in casa un umanoide dopo la perdita del figlio.

    Detta così potrebbe sembrare una deviazione insolita per Kore-eda. In realtà è proprio questo il bello: il suo cinema ha sempre parlato di famiglia, perdita, legami costruiti e relazioni fragili. Portare tutto questo dentro una cornice fantascientifica potrebbe generare uno dei film più sorprendenti di Cannes 2026.

    6. Fjord di Cristian Mungiu

    Se cerchi il titolo che potrebbe unire tensione morale, dramma familiare e sguardo politico, allora Fjord è uno dei più promettenti. AP ricorda che Mungiu torna in concorso da ex vincitore della Palma d’Oro, e diverse fonti di settore descrivono Fjord come la storia di una famiglia romeno-norvegese finita sotto osservazione dopo essersi trasferita in un piccolo centro norvegese. Nel cast ci sono Renate Reinsve e Sebastian Stan, e alcune fonti collegano il film a un caso reale.

    Mungiu è uno di quei registi che raramente fa cinema “facile”, ma spesso fa cinema che resta. E in un’annata come questa, Fjord ha tutte le caratteristiche del titolo che può crescere giorno dopo giorno fino a diventare centrale nel discorso critico.

    7. The Man I Love di Ira Sachs

    Tra i pochi titoli americani davvero forti in concorso, The Man I Love ha un posizionamento molto interessante. AP lo definisce una storia ambientata nella New York della crisi AIDS negli anni ’80, con Rami Malek protagonista. Proprio per questo il film potrebbe diventare uno dei punti d’incontro più potenti tra cinema d’autore, memoria storica e intensità emotiva.

    In una selezione dove gli Stati Uniti arrivano meno con il peso industriale e più con il peso dei filmmaker, Ira Sachs potrebbe essere uno dei nomi da osservare meglio. Perché se il film colpisce davvero, non resterà confinato al circuito festivaliero.

    Perché questa Cannes conta davvero

    La forza di Cannes 2026 non sta solo nei singoli titoli. Sta nella sensazione complessiva di una selezione che vuole rimettere il cinema d’autore al centro della conversazione, proprio mentre il sistema industriale americano sembra più cauto e meno dominante sul Lido francese del solito. Reuters e AP convergono su questo punto: la line-up di quest’anno è costruita intorno a un’idea precisa di cinema internazionale, autoriale, ambizioso.

    Questo non significa che tutti questi film saranno capolavori. Significa però che Cannes 2026 sembra avere una qualità rara: sembra già una mappa del cinema che verrà. E quando succede, vale la pena guardare molto attentamente.

    E il cinema italiano? Un’assenza che fa rumore

    C’è poi un altro punto che questa Cannes 2026 rende impossibile ignorare: l’assenza del cinema italiano dalle sezioni principali dell’Official Selection. E proprio questa assenza obbliga a guardare con più onestà anche ai numeri del nostro mercato. Perché è vero che nel 2025 il cinema italiano ha raggiunto una quota importante del box office nazionale, ma è altrettanto vero che questo risultato è stato trainato in modo molto concentrato da Checco Zalone con Buen Camino e da pochissimi altri titoli capaci davvero di portare pubblico in sala. Buen Camino da solo ha inciso per il 22,2% degli incassi complessivi del cinema italiano del 2025, un dato enorme che dice molto sul peso specifico di un singolo fenomeno popolare all’interno dell’intero sistema.

    Ed è qui che il quadro si fa più delicato. Perché dietro i numeri aggregati resta una verità scomoda: gli incassi del cinema italiano sono stati concentrati su pochissimi film, mentre la grande maggioranza dei titoli è rimasta marginale. Secondo l’analisi pubblicata da Box Office, nel 2025 i primi 10 film italiani su 492 usciti hanno generato il 64% del botteghino nazionale, e i primi 15 sono arrivati addirittura al 71%. Ancora più significativo il dato finale: solo 24 film italiani su 492 hanno superato il milione di euro, il che significa che circa il 95% delle uscite italiane è rimasto sotto quella soglia, spesso con un impatto commerciale quasi nullo. Più che parlare di industria compatta, quindi, bisognerebbe parlare di un sistema che si regge su poche punte e lascia il resto della produzione in una zona di scarsa visibilità e scarso peso reale.

    Per questo l’assenza italiana a Cannes pesa ancora di più. Non perché il cinema italiano non esista, ma perché oggi sembra faticare a trasformare la quantità di titoli prodotti in film realmente centrali, capaci di contare nel dibattito culturale, nei festival più importanti e nell’immaginario del pubblico. Il problema, allora, non è solo la crisi. È la frammentazione: pochi titoli forti, pochissimi veri eventi, e una lunga coda di film che non riescono né a imporsi artisticamente all’estero né a trovare davvero il loro pubblico in sala.

    Conclusione

    Se dovessi scommettere oggi sui titoli destinati a lasciare il segno, metterei davanti Amarga Navidad, Fatherland, All of a Sudden, Sheep in the Box, Paper Tiger, Fjord e The Man I Love. Ma il dato più interessante è un altro: quest’anno Cannes non sembra voler inseguire il rumore. Sembra voler scegliere il cinema.

    E forse è proprio per questo che potrebbe cambiare davvero il resto dell’anno.

    leggi anche la nostra recensione di Hamnet